Un cammello marino

All'epoca d'oro della vela poteva capitare, in caso di guerra, di dover operare contro installazioni permanenti o semi permanenti marine o fluviali, spesso protette da ampie superfici di acque basse che tenevano i vascelli fuori portata: diventava allora un problema per i pezzi di bordo colpirle.

La bombarda, con i suoi mortai pesanti, era in grado di battere il rovescio dei terrapieni protettivi e di provocare così gravi danni in uomini e materiali. Se avesse potuto portarsi a tiro.

Per superare il problema dell'avvicinamento attraverso acque basse si applicava un ingegnoso sistema usato abbastanza comunemente in porto o in rada per il sollevamento di velieri, anche di grandi dimensioni, sia per spostarli su brevi tragitti sia per procedere a riparazioni.

Il sistema, comunque, era raramente usato in operazioni belliche e in tali casi si trattava per lo più di soluzioni d'emergenza.

La bombarda veniva scaricata da tutto il peso superfluo lasciando a bordo solo il materiale strettamente necessario alla manovra della nave e dei mortai: all'occorrenza venivano sbarcate anche le artiglierie e le lance. Lo scafo veniva così ad alzarsi notevolmente sull'acqua ed a questo punto gli venivano affiancate due grandi chiatte cariche di rena fino alla coperta.

I tre scafi venivano strettamente collegati tra di loro mediante cavi messi in trazione dagli argani di bordo passanti al di sotto dei tre scafi a prua ed a poppa e che serravano il tutto fortemente.

 

Così doveva presentarsi, più o meno, il "cammello" nella sua realtà.

A questo punto si cominciava a scaricare la sabbia, le chiatte alleggerite si sollevavano alzando contemporaneamente la bombarda.

Due robusti cavi stringevano saldamente i pontoni alla nave. Svuotati i pontoni dalla sabbia essi si sollevavano insieme all'imbarcazione ad essi collegata.

 Man mano che le chiatte si alzavano i cavi venivano gradatamente tesati a ferro ottenendo una struttura omogenea.

Una volta scaricate le chiatte, nei loro bordi esterni veniva praticata una serie di fori per il passaggio di numerosi remi che dovevano integrare l'opera delle vele e/o sostituirle in assenza di vento.

A lavoro finito la bombarda veniva a trovarsi alta sull'acqua con il timone inutilizzabile: si provvedeva allora a mettere in opera un timone di fortuna di dimensioni adeguate oppure si provvedeva a crearne uno abbastanza inconsueto ma funzionale.

Schema del "cammello" dall'alto, con il barile costituente il timone di fortuna filato di poppa e collegato ad un cavo che usciva da una bocca di rancio da un lato e rientrava in un’altra situata sul lato opposto

Da poppa veniva filato un barile mezzo pieno d'acqua collegato ad un cavo uscente da una bocca di rancio situata su di un lato; il cavo rientrava poi da un'altra bocca di rancio situata sul lato opposto e veniva collegato all'argano di poppa: con la nave in movimento, recuperando o filando i cavi da un lato all'altro si spostava di conseguenza il barile creando una coppia di rotazione che sostituiva egregiamente il timone.

Come si vede da questa brevissima e rapida descrizione, la fantasia degli uomini non ha veramente limiti, specialmente quando è stimolata dalla necessità.

Cesare Calamandrei