I vogatori sulle galee
Il posticcio, il terzaruolo, il quartarolo, gli spallieri, il conigliere: sono le specialità di vogatori imbarcati sulle galee veneziane.
Le antiche galee (o galere) da combattimento avevano dimensioni diverse: le più piccole misuravano in lunghezza una ventina di metri, le più grandi superavano anche i settanta metri ed erano a due ponti, larghe oltre dieci metri. Pur dotate di vele, erano navi essenzialmente fatte per la guerra, quindi con propulsione indipendente dal vento.
Nei primi secoli i vogatori delle galee erano uomini liberi. È nel 1549 che i condannati al remo, o i forzati, furono introdotti sulle galee della Repubblica di Venezia, che usava ancora galeotti assoldati.
Per molti aspetti le galee erano degli autentici inferni galleggianti. Lo testimonia, fra gli altri, Daniele Morchio nel suo libro intitolato "Il marinaio italiano".
Vi si legge:
"La ciurma dei rematori partivasi in tre classi: forzati, o condannati al remo, rasi i capelli e la barba; schiavi musulmani, designati dal ciuffetto sul cucuzzolo della testa rasa; buonavoglia, infelici caduti allo stremo della miseria o per lo più feccia venditrice di sua libertà per vil nutrimento e poca infame moneta, divisati solamente dagli altri pei mustacchi.
Incatenati con un solo maniglio a gambetto, gli ultimi erano talvolta sferrati ed armati nell'ora del combattimento.
Vestivano uniformemente brache di tela o lana, secondo la stagione, una camiciuola rossa o d'altro colore, un gabbano di albagio o panno grossolano, coprivano il capo con rosso berretto; nell'inverno erano distribuite in ciascun banco due schiavine o coperte…
Il primo remigante accosto la corsia, vigilata da temuti aguzzini armati di nervo, e vigilati a lor volta da un capo degno di sì fatto gentame, dicevasi vogavanti, il secondo posticcio, il terzo terzaruolo, il quarto quartarolo e via dicendo. All'ultimo banco verso poppa erano collocati gli spallieri, robusti ed esperti regolatori del movimento della voga; all'ultimo banco di prua era la coniglia, che dava la scia o regolava il moto all'indietro…
Quando doveva essere trasmesso un ordine da poppa (il che veniva detto: passar parola) lo spalliere della banda destra lo comunicava al vogavanti vicino e questi lo trasmetteva al susseguente, e così di mano in mano finché giungesse al conigliere di destra che lo partecipava a quello del lato opposto e in tal modo il contrassegno risaliva di banco in banco allo spalliere di sinistra…
Solitamente 10, 12, 20 ore al giorno duravano all'improba fatica; onde a non cadere sfiniti di stento, remigavano per quartiere o per terzo; ora divisi in vogatori di poppa, di mezzana, di prora; ora movendo un remo su tre, mentre gli altri due riposavano.
Qualche volta le galee andavano a vela, ed allora scemavano le ciurme, e ciò dicevan armare alla navaresca. Erano ufficiali di galea il capitano o sopraccomito, il padrone o luogotenente, i nobili di poppa o capi di guardia; sottufficiali, il comito o nostromo, i consiglieri o piloti, lo scrivano, l'aguzzino, il barbiere o chirurgo. Componevano le maestranze il remoaro il barilaro, il calafato, il mastro d'ascia.
Di rado v’aveva ciurma scapola, o di liberi…
Questi sciagurati erano quasi tutti rognosi e con piaghe purulente prodotte dai colpi di nerbo.
Quando saliva a bordo qualche personaggio di marca, dovevano salutarlo emettendo tre ululati a guisa di cani e non di uomini…".
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