L'Esploratore e gli Avvisi
L’avviso di prima classe a ruote ESPLORATORE (impostato col nome di VENEZIA e cambiato in ESPLORATORE al momento della consegna alla Regia Marina) fu costruito nei cantieri navali Wingram di Londra.
Impostato assieme al suo gemello, il MESSAGGIERE, il 5 luglio 1852, fu varato nel febbraio dell’anno successivo e consegnato alla Regia Marina Italiana il 19 maggio del 1863 (il MESSAGGIERE fu consegnato nell'agosto dello stesso anno).
Identiche fra loro, furono fra i migliori avvisi del loro tempo. Dislocavano 981 tonnellate a carico normale e 1080 tonnellate a pieno carico.
L’avviso era una denominazione che derivava dal tempo della marina velica: era, allora, un piccolo legno, generalmente armato con un solo albero a cutter, utilizzato per i collegamenti fra le basi e le squadre o le navi dislocate altrove, o fra le squadre stesse, per la consegna della posta o degli ordini.
Con l’applicazione del vapore alla navigazione furono classificati "piroscafi avviso" le navi, fra le più veloci, destinate al trasporto della posta.
Queste, all’inizio con propulsione a ruota, in seguito ad elica, avevano modeste dimensioni, linea snella ed elegante, adatta al raggiungimento delle più elevate velocità possibili (peraltro assai modeste, nell’ordine di una dozzina di nodi), e conservavano una discreta alberatura per poter procedere a vela quando ci fosse abbondanza di vento. Agli inizi della navigazione a vapore, la conservazione della velatura era imposta, anche, dal poco affidamento che si faceva sul nuovo mezzo di propulsione e dall’enorme consumo di carbone che era necessario per mantenere in movimento quelle ingombranti e pesanti macchine. Ad esempio, l’avviso francese SPHINX, costruito nel 1829, aveva una macchina che pesava ben 830 kg per cavallo di potenza e consumava 6 kg di carbone per cavallo-ora. Per compiere una lunga traversata sarebbe stato necessario portarsi appresso una gran quantità di combustibile!
Occorrerà giungere agli ultimi decenni del XIX secolo perché le navi, ormai dotate di macchine sicure ed economiche nell’esercizio, abbandonino definitivamente le ormai inutili alberature.
Uno dei primi vantaggi che gli uomini dì mare del tempo videro nei piccoli piroscafi a vapore, fu la possibilità che essi avevano di rimorchiare le grandi navi a vela in calma di vento.
Accadde così che molti avvisi delle Marine Militari, aggregati alle squadre, assicurarono preziosi servizi di rimorchio di navi danneggiate, facilitarono l’ingresso nei porti o in passi difficili, portarono addirittura i vascelli al fuoco contro fortificazioni nemiche.
Un altro compito che fu subito affidato agli avvisi, una volta che essi entrarono nella composizione delle squadre navali, fu l’esplorazione.
Essendo più veloci di altre navi a vela ed avendo la possibilità di navigare anche contro vento, essi potevano andare senza pericolo a riconoscere la consistenza delle forze nemiche, disimpegnandosi facilmente dalla loro caccia.
Unico handicap, sia riguardo alle qualità marine sia riguardo all’autonomia, era costituito dalle loro piccole dimensioni. Per questo motivo, obbedendo ad una legge comune a tutti i tipi di navi, gli avvisi, nel corso di qualche decennio, andarono rapidamente aumentando di dislocamento fino a raggiungere, presso alcune Marine, le 2000/3000 tonnellate, assimilandosi quindi alle corvette a vapore e, poi, ai piccoli incrociatori.
L’armamento bellico degli avvisi fu sempre molto modesto anche quando essi raggiunsero dislocamenti più consistenti delle tre o quattrocento tonnellate iniziali. Consisteva in tre o quattro cannoni di piccolo calibro atti più a giustificare l’appartenenza della nave che li portava alla Marina da guerra che ad un’ipotesi d’uso.
I primi avvisi a ruote, con i "fianchi" occupati dagli ingombranti propulsori, avevano ben poco spazio disponibile per i cannoni, ma, successivamente, anche gli avvisi ad elica rimasero armati solo simbolicamente, in quanto navi non destinate al combattimento sia per le loro caratteristiche e sia per i compiti che dovevano svolgere.
Gli avvisi scomparvero alla fine del XIX secolo sostituiti dai piccoli incrociatori. Il loro nome non fu, però, dimenticato e riapparve per designare alcune unità di scorta, in particolare nella Marina Italiana, nel periodo della Seconda Guerra Mondiale.
Gli avvisi classe "Esploratore" furono gli ultimi costruiti con scafo di legno e propulsione a ruota. Da questo punto di vista non furono certo costruzioni di avanguardia per la loro epoca, ma la bontà del loro apparato motore, costruito dalla ditta Penn & Sonn e costituito da una macchina alternativa a due cilindri oscillanti della potenza di 350 Hp nominali e 1070 Hp effettivi, unita al buon disegno dello scafo, molto lungo e stellato, consentì loro di raggiungere velocità di tutto rispetto: 16 nodi il MESSAGGIERE e 17 l’ESPLORATORE. Con una dotazione di 310 tonnellate di carbone, le due navi potevano navigare per 115 ore a tutta forza, circa 1800 miglia! Tanto erano buone le macchine del MESSAGGIERE, semplici e di funzionamento sicuro, che, quando la nave fu dovuta radiare per il deterioramento dello scafo di legno, si pensò di costruirne una nuova apposta per utilizzarle ancora. Così, nel 1885, sui medesimi piani del vecchio MESSAGGIERE, rielaborati dall’ispettore del Genio Civile Navale Edoardo Masdea, fu costruita una nuova nave, chiamata più correttamente MESSAGGERO, in ferro, con armamento più moderno anche se ormai, definitivamente sorpassata come tipo, di efficienza bellica nulla e, per di più, a ruote. La sua vita attiva fu, infatti, breve perché già dal 1889 non svolse altri compiti che quelli di nave dipartimentale e nel 1907 fu radiata.
L’armamento dell’ESPLORATORE e del MESSAGGIERE si componeva di due cannoni di ferro cerchiati, rigati, da 12 cm, poi sostituiti da due cannoni da 7,5 cm di bronzo, rigati, a retrocarica, e da due mitragliatrici.
L’equipaggio era composto da 1 ufficiale e da 112 sottufficiali e comuni.
Il costo complessivo delle due navi senza macchine fu di L.1.386.962, mentre le macchine raggiunsero la cifra di L. 1.092.586.
La vita operativa delle due navi fu molto breve perché lo scafo di legno, forse a causa della insufficiente stagionatura del materiale, si deteriorò rapidamente.
Nel 1866, all’inizio della Seconda Guerra di Indipendenza, le due navi vennero inviate in Adriatico al seguito della Squadra di operazioni: l’ESPLORATORE fu destinato al servizio di vedetta e di scoperta della Squadra, mentre il MESSAGGIERE fu destinato quale bastimento ripetitore dei segnali della flotta corazzata.
L’EPLORATORE svolse molto bene i compiti che gli erano stati affidati.
La notte del 27 giugno 1866, mentre si trovava al largo di Ancona, furono avvistati, all’orizzonte, i fumi di una Squadra Navale che andava verso Ancona.
Il Comandante, Capitano di Fregata Orengo, fece subito aumentare la velocità dirigendo verso i fumi avvistati e scoprì, poco dopo, una dozzina di navi delle quali, per la distanza, non poté apprezzare la nazionalità. In quei giorni, in Adriatico, vi erano una Squadra Francese ed una Inglese e quindi, per evitare dì commettere errori, il Comandante dell’ESPLORATORE fece alzare la bandiera italiana avvicinandosi alla nave di testa della formazione avvistata, l’avviso austriaco ELIZABEJH. Questa, alzando a sua volta la bandiera, sparò una bordata con i suoi cannoni. L’ESPLORATORE rispose al fuoco e si allontanò subito alla massima velocità per raggiungere al più presto Ancona ed informare la Squadra dell’arrivo della Flotta Austriaca. Giunto in vista della città, alzò il segnale "Il nemico dirige su Ancona". Arrivato sotto bordo della RE D’ITALIA, che in quel momento era in difficoltà per un principio di autocombustione del carbone, il Comandante Orengo salì a bordo della nave Ammiraglia per riferire all’Ammiraglio Persano quanto aveva visto. L’Ammiraglio salì sull’ESPLORATORE e vi rimase tutta la mattinata nell’inutile tentativo di portare le navi contro il nemico.
E’ noto che le navi italiane, si trovavano, quella mattina, in notevole confusione per i lavori che si facevano a bordo, per le operazioni di rifornimento già iniziate e per avarie, fra le quali dei principi di incendio sulla RE D’ITALIA e sulla RE DI PORTOGALLO. Ciononostante la Flotta Italiana poté schierarsi dopo tre ore, sotto la protezione delle batterie di Monte Conero (protezione in realtà inesistente perché le batterie erano state abbandonate dal personale che protestava per non aver ancora ricevuto l’indennità di campagna!), e alle otto del mattino poté dirigere contro il nemico che, però, aveva ripreso la rotta verso Pola rinunciando al combattimento in quanto pago dei risultati ottenuti.
Durante le operazioni contro l’isola di Lissa, l’ESPLORATORE fu dislocato in posizione tale da sorvegliare il braccio di mare dal quale poteva giungere la Flotta Austriaca proveniente da Pola. Riuscì ad avvistare per tempo la formazione nemica nella foschia dell’alba del 20 luglio 1865. Questa volta il Comandante Orengo non perse tempo ad identificare le navi che aveva avvistato, ma diresse subito a tutta velocità verso Lissa, arrivando a Porto San Giorgio un quarto d’ora prima delle otto con a riva il segnale dì scoperta. Se i Comandanti delle Squadre in cui era divisa la Flotta Italiana ed i Comandanti di molte singole navi avessero dimostrato buona volontà e spirito di collaborazione con il Comandante in Capo, la tempestiva segnalazione dell’ESPLORATORE avrebbe consentito alla Flotta Italiana, sparpagliata attorno all’isola, di riunirsi, schierarsi ed affrontare compatta il nemico, cosa che, come si sa, non avvenne e portò alla conclusione infausta della giornata.
Anche il MESSAGGIERE, durante la campagna del 1866, fece un utile servizio. Fra l’altro il 17 luglio compì una ricognizione nelle acque di Lissa, innalzando bandiera inglese, e fece rilievi e disegni delle opere fortificate dell’isola che furono molto utili per preparare il piano di attacco. Sappiamo, infatti, con quanta improvvisazione fosse stata preparata l’impresa contro Lissa, voluta dai politici tanto perché la flotta facesse qualcosa e conquistasse un pegno per la prossima pace, tanto che mancavano persino le carte topografiche dell’isola che si voleva conquistare (esse furono mandate ad acquistare nelle librerie di Ancona "a qualsiasi prezzo" !).
Dopo la battaglia il MESSAGGIERE si adoperò a raccogliere i naufraghi della RE D’ITALIA.
Dopo la fine della III Guerra di Indipendenza, l’EPLORATORE effettuò varie crociere di vigilanza lungo le coste dello Stato Pontificio e della Sicilia, quindi rimase per un lungo periodo in disarmo a Venezia dove, nel 1873, venne alato su di uno scalo per eseguire lavori di manutenzione dello scafo e per il cambio dell’armamento. Venne nuovamente varato il 4 marzo 1873.
Nel 1877, durante un nuovo ciclo di lavori, gli vennero cambiate le caldaie.
Nello stesso periodo il MESSAGGIERE fu in disarmo a La Spezia, dopo aver svolto normale attività in Italia ed aver eseguito un viaggio a Tunisi. Anche sul MESSAGGIERE, durante lavori di rimodernamento eseguiti fra il 1871 ed il 1876, fu sostituito l’armamento originale.
Nel 1879 l’ESPLORATORE venne destinato in Mar Rosso per eseguire rilevazioni scientifiche e per mostrare la bandiera in quei luoghi dove l’Italia stava rivolgendo le sue mire colonialistiche
Il MESSAGGIERE in quegli anni si recò all’estero dove rimase come stazionario in occasione di particolari emergenze. Così avvenne nel 1876 in Levante, nel giugno-ottobre 1877 in acque turche durante il conflitto russo-turco, a Lisbona nel 1878, poi ancora nel Levante nel 1879, lungo le coste marocchine, ed infine per qualche mese, sempre nel 1879, stazionario a Tunisi.
Nel 1880 l’ESPLORATORE, rientrato dal Mar Rosso, fu Nave Ammiraglia del lì Dipartimento e, nel 1882, assunse il comando della Stazione Navale in Tunisia.
Nel 1883, fu la volta del MESSAGGIERE a recarsi in Mar Rosso, dove rimase fino al maggio 1884.
Nel 1885 tornò in Mar Rosso l’ESPLORATORE, aggregato alle forze navali colà dislocate. Durante una missione lungo le coste dancale la nave ottenne l’imposizione del Protettorato Italiano su alcune località ed isole della zona.
A questo punto l’attività delle due navi, dalla vita breve ma intensa, ebbe termine.
Il MESSAGGIERE, rientrato dal Mar Rosso, raggiunse La Spezia dove passò in disponibilità, in attesa della radiazione che avvenne nello stesso anno 1884.
Lo scafo fu adoperato come deposito di fulmicotone, finché, nel 1890, fu demolito,
L’ESPLORATORE, invece, dopo il rimpatrio dal Mar Rosso, trascorse un breve periodo come Nave Comando della Difesa Territoriale di Venezia, e fu radiato alla fine del 1885.
Lo scafo venne destinato a nave caserma e denominato G.M.10. Fu demolito nel 1907: dalla vendita si ricavarono 86.222 lire.