"IMAM Romeo Ro. 57"

 

Testo di Gabriele Luciani – Lecce

Foto di Gabriele Luciani e Sergio De Mitri

 

 

Caratteristiche

 

Characteristics

Modello in plastica iniettata tipo short run con parti in resina.

Injected plastic short run model with resin pieces.

Dentro la scatola

  

Inside the box

46 parti in plastica; 40 in resina; decals per tre velivoli.

46 parts in plastic; 61 in resin; transparent parts in plastic; decals for tree warplanes.

Pollice su

 

Inch on

Kit completo e facile da assemblare; chiaro foglio istruzioni; ottime decals.

Complete kit and relatively easy to assemble; clearly sheet instructions, good decals.

Pollice verso

 

 

Inch towards

Assenza di carichi esterni, degli aerofreni; Qualche errore nella riproduzione del prototipo e qualche problema per le gambe del carrello.

No weapons, some mistakes for the prototipe and for the undercarriage.

Il nostro giudizio  

our judgment

Nel complesso un buon modello.

A good kit

  

Nel corso della II Guerra Mondiale l’industria italiana fornì alla Regia Aeronautica un solo valido bimotore da caccia/assalto, il F.I.AT. CR. 25, idoneo alla scorta convogli. Per il resto, ci fu una serie di prototipi (come il Caproni 331, i Savoia Marchetti SM. 89, 91 e 92, il Romeo RO 58), e il famigerato Breda 88, insieme ad altri due velivoli riuscirono ad arrivare alla produzione in serie , il CANSA FC.20 e il Romeo Ro.57, equipaggiati con il motore F.I.A.T. A 74 RC.38, non proprio un campione di potenza, e utilizzati nella estate del 1943. Ma se almeno il prototipo del primo venne quasi impiegato in combattimento, il secondo non ebbe mai questa opportunità, pur essendo prodotto in un congruo (sempre relativamente agli standard italiani dell’epoca…) numero di esemplari.

Nel maggio 1939 fece la sua comparsa il prototipo del RO.57, che rivelò prestazioni tali da poterlo porre all’altezza dei coevi monomotori da caccia italiani come velocità ma, forse per aver mantenuto lo stesso armamento (due sole mitragliatrici da 12,7), senza aver palesato particolari doti di autonomia, non venne ritenuto idoneo per una produzione in serie. Dopo due anni però, ci si ricordò che la ditta produttrice aveva sviluppato la versione "bis" di questo velivolo, con l’adozione di una finestra di puntamento sotto la fusoliera, un attacco ventrale per una bomba da 500 kg, due cannoni da 20 mm al posto delle mitragliatrici, due attacchi alari per altrettante bombe da 50 kg e due fremi di picchiata sempre sotto le ali…un bell’appesantimento per i due motori che rimasero però inalterati! Malgrado il conseguente decadimento delle prestazioni vennero ordinati ben 200 esemplari di questo bimotore ritenuto idoneo non più all’impiego come caccia ma come assaltore. La storia dei RO.57 effettivamente prodotti e consegnati alla Regia Aeronautica è esaurientemente descritta sul numero 74 luglio-settembre 2000, della rivista di storia aeronautica Aerofan edita da Giorgio Apostolo (www.apostoloeditore.com) dove oltre a moltissime foto, pure inedite, di questo bimotore troviamo profili in scala e a colori. Qui basti dire che il reparto che li ebbe in consegna venne praticamente annientato dal pesante bombardamento effettuato dai B.24 il 13.7.1943 sul campo di Crotone Isola Rizzuto. Pur non avendo avuto un rilievo negli eventi bellici, questo bimotore ha avuto una discreta attenzione da parte dei produttori artigianali : negli anni 80 "circolavano" due kit in vac-u-form, uno mediocre della KPL e uno discreto della Wing, dedicato alla versione bis, oggetto di un articolo sul Bollettino CPMR n. 3/82 e clonato in resina negli anni 90. La completezza dell’articolo di Aerofan stimolò la Ali Italiane a realizzare due kit in resina (in scala 1/72 e in 1/48) dell’IMAM RO. 57, ma nel corso del 2004, basandosi sulla stessa fonte documentale, anche una firma del gruppo ceco MPM, la Special Hobby, ha ritenuto opportuno dedicare allo stesso finalmente un kit in plastica iniettata, contrassegnato dal numero di catalogo SH 72082.

La copertina della confezione del modello è un disegno del prototipo in decollo ma la colorazione dello stesso profilo sembra più quella tipica di un C.200 delle prime serie, precisamente quella "uovo in camicia" mentre il primo esemplare del RO.57 MM.407 aveva una mimetica molto più sfumata. Comunque la riproduzione della stessa MM.407 con il kit della Special Hobby, non è proprio agevole in quanto la configurazione del dorso anti cappottata e della cappottina è diversa dagli esemplari di serie: dietro il posto di pilotaggio e sui lati della struttura c’erano infatti due pannelli trasparenti (e questi particolari sarebbero facilmente riproducibili) mentre il parabrezza e la parte mobile del tettuccio erano di forma (e credo anche di dimensioni) differenti e, per poter riprodurre questi particolari in scala, bisognerebbe autocostruirli di sana pianta…Il fatto quindi che nel kit ci siano i pezzi solo per realizzare il ruotino di coda retraibile, il suo vano (entrambi in resina) e i pannelli di chiusura, tipici del prototipo, alla fine aiutano ben poco… Meglio allora dedicarsi alla realizzazione di un velivolo di serie anche perché, in questo caso, le forme e le dimensioni del velivolo reale sono abbastanza ben riprodotte senza scarti che possano essere ritenuti degni di considerazione.

Il kit è composto da due alberi di plastica iniettata a bassa pressione con 44 pezzi, il canopy e la finestra di puntamento sotto la fusoliera (entrambi in plastica iniettata), una quarantina di pezzi in plastica.

 Nel kit troviamo anche un foglio decals per due esemplari di serie e per il prototipo,anche se per questo ultimo le insegne alari erano del tipo con fondo bianco. I vari soggetti, con l’eccezione dello stemma di Casa Savoia in coda, hanno i contorni ben definiti, il film di sostegno è sottilissimo e in sede di applicazione riveleranno un’ottima adesività alle superfici del kit.

 Le pannellature del velivolo reale sono riprodotte con incisioni abbastanza fini in fusoliera mentre sono un pochino più profonde sulle ali: il loro disegno segue pedissequamente i profili in scala pubblicati sul citato numero di Aerofan. Come per tutti i modelli realizzati con il sistema dello stampo a bassa pressione, il distacco dei vari pezzi in plastica dall’albero di stampa deve essere effettuato con cautela: il materiale usato è abbastanza "gommoso" e i punti di contatto fra i pezzi e i perni sullo sprue sono un po’ spessi. Inoltre alcuni di loro vanno puliti dai residuo degli estrattori presenti al loro interno che oltre ad essere anti estetici risultano ostativi alla "chiusura" delle ali e della fusoliera.

I pezzi in resina sono dedicati fra l’altro più alla riproduzione del pavimento della "vasca", del cruscotto dell’abitacolo e dei due motori: è necessaria solo un po’ di attenzione in più per liberare le due belle cappotte motore dal residuo della colata di stampo. Nel complesso, anche con una adeguata colorazione dei vari particolari, possono essere ritenuti idonei allo scopo cui sono destinati: mi è piaciuto molto il seggiolino, con la riproduzione delle cinghie di ritegno del pilota ; se poi il canopy viene lasciato chiuso, l’abitacolo apparirà abbastanza "pieno", altrimenti si dovrà pensare a particolareggiare anche le pareti laterali dell’abitacolo per le quali il kit non dà nulla e la documentazione è quasi inesistente... Comunque, per questa ultima zona, ho ritenuto che il colore dominante da applicare fosse il solito verde anticorrosione dei velivoli italiani dell’epoca (nella gamma degli smalti Humbrol è riproducibile con buona approssimazione dal colore n. 23). Non vi sono ritiri nella plastica e il loro assemblaggio con le parti in plastica non ha rivelato alcun problema. Sui cilindri dei motori c’è da dire che anche se un po’ approssimati, una volta inseriti nelle rispettive nache, le grosse ogive li maschereranno un bel po’ e alla fine possono essere accettabili. Nella confezione si trovano dei pezzi in resina in più (due altri corpi motore ed altri cilindri): un piccolo mistero che si spiega guardando il buon foglio istruzioni del kit. Infatti nella parte che illustra i vari pezzi del kit, i cilindri in resina riportati sono solo quindici mentre ne occorrono in tutto 28: è evidente che prima di commercializzare il modello, i titolari della MPM per fortuna si sono resi conto dell’errore ed hanno ovviato mettendo nelle confezioni altri pezzi in resina…

Nel corso della costruzione del kit purtroppo bisogna intervenire con lo stucco, anche se in quantità ridotte, per eliminare i segni delle giunzioni delle due semi fusoliere fra di loro e di queste con il complesso delle ali; mentre l’assemblaggio di queste ultime non crea problemi, l’unione delle gondole dei carrelli alle stesse richiede lo stucco per dare maggiore uniformità all’insieme. Per dare maggiore solidità alla loro unione con la fusoliera, sarebbe poi opportuno inserire dei piccoli perni metallici (le comuni graffette…) alla radice dei timoni orizzontali. Altra accortezza è quella di aprire con il mini trapano i quattro piccoli incavi presenti sul pezzo riproducente l’ala inferiore dove andranno inserite le gambe di forza del carrello principale.

Proseguendo nella costruzione del modello, si devono aprire sul musetto gli incavi per l’inserimento a colorazione completata dei due pezzi in resina che riproducono le due canne terminali delle mitragliatrici da 12,7 mm (attenzione all’esemplare prescelto in quanto i primi quarantuno RO. 57 prodotti avevano una sola mitragliatrice ) e del tubo di pitot . Per la 12,7 mm io ho proceduto scavando prima la plastica con il mini trapano e poi riempiendo i due fori realizzati, con lo stucco; prima ancora che questo si solidificasse ho scolpito e rifinito con la punta di un coltellino x-acto gli incavi delle due armi. Va poi evidenziato che all’esterno delle gondole dei motori, nel lato rivolto verso il pilota, c’erano due piccoli pannelli con quattro strumenti relativi ai motori: nel kit questi particolari non sono riportati ed anche questo fa capire che la documentazione usata per la sua realizzazione è stata solo il numero 74 di Aerofan. Infatti su questa pubblicazione, il disegno di questi pannelli (evidentemente tratto dal catalogo nomenclatore del velivolo reale) è stato sì riportato ma senza alcuna indicazione esplicativa: al contrario sul numero 3/82 del Notiziario di Plastimodellismo del C.M.P.R. è riportato con molto dettaglio questo importante particolare, che io ho quindi riprodotto sul kit con due piccoli pezzetti di ottone rinvenuti dai residui di un set di foto incisioni. Da notare invece come sui portelloni di chiusura del vano carrelli siano esattamente riprodotte le bugne presenti nella realtà. Il tettuccio non crea alcun problema per il suo alloggiamento mentre il pezzo trasparente che riproduce la finestra di puntamento sotto la fusoliera è un po’ più piccolo del suo alloggiamento e ha quindi bisogno di una cornice di stucco per essere inserito.

Si passa quindi alla fase più problematica di tutta la costruzione: la riproduzione delle gambe di forza del velivolo reale, alquanto complicate e se poi si seguono le istruzioni del kit la costruzione viene ancor più resa difficile…Meglio sarebbe procedere con la documentazione sempre sotto mano per ovviare ad ogni problema! Io ho proceduto come segue, premessa come detto sopra, l’apertura dei quattro piccoli incavi per inserire le gambe di forza del carrello principale, in modo da dare maggiore solidità alle strutture interessate. Ho utilizzato inalterati i due pezzi A 22 e A 23, variando però la posizione finale sugli stessi delle forcelle A 21 a forma di Y: la parte singola di queste va inserita più in prossimità del mozzo ruota e non come riportato sulle istruzioni alla sommità dei pezzi A 22 e A 23; la parte biforcuta invece va messa sempre negli alloggiamenti previsti dal kit. La parte terminale singola dei pezzi A 10 e A 11 va inserita quasi sotto quella singola delle forcelle A 21 mentre le diramazioni sempre dei pezzi A 10 e A 11 le ho inserite in modo tale che quella interne finiscano direttamente nell’alloggiamento ricavato in precedenza mentre quelle esterne vadano un po’ più verso il portellone di chiusura. Alla fine il risultato da ottenere è quello che le ruote risultino come nella realtà, poste più in avanti rispetto alle gondole dei carrelli e più perpendicolari ai filtri delle nache motore.

Avendo già realizzato il kit in resina che riproduceva il RO. 57 in 1/72, avrei voluto utilizzare il kit Special Hobby per riprodurre il prototipo ma per le già citate difformità del kit con la MM. 407 ho preferito realizzare un altro bimotore con la classica livrea verde oliva scuro 2 uniforme per le superfici superiori e grigio azzurro scuro per quelle inferiori (rispettivamente Humbrol 92 e 121 ) ma questa volta un bis, in una configurazione con armamento completo, autocostruendomi tutti i particolari più peculiari di questa versione ( anticipando così la Special Hobby che da poco è uscita con il kit SH 72045 dove ha inserito gli stessi dettagli…). Con filo di rame e un pezzetto di ottone ho realizzato la forcella per la bomba da 500 kg sotto la fusoliera (quest’ultima come quelle subalari provengono dal kit 1/72 Supermodel del 1007); con pezzettini di ottone, sempre rinvenienti da residui di set di foto incisioni (di forma rettangolare di 11 mm per 4 mm), incidendo sugli stessi tre linee orizzontali, ho realizzato gli aerofreni posti in prossimità dell’esterno delle gondole dei carrelli sui quali, dopo averli incollati, ho inserito due piccole striscette per riprodurre gli attuatori degli stessi. Per gli attacchi delle due bombe subalari sono ricorso a quelli del mitico set Airform (prodotto negli anni 70 dal negozio romano Modelmarket/Galleria Tuscolana) realizzato in plastica iniettata dove c’erano questi ed altri particolari per arricchire i primi modelli di velivoli italiani in scala 1/72 (i due kit Revell dedicati al CR.42 e al C.200, quello Airfix del G.50).

La costruzione è quindi ultimata e prima di passare alla colorazione ho pulito il modello con un detergente specifico per modelli della Polly S, realizzando quindi le zone che saranno poi lasciate in bianco (fascia in fusoliera e croce di Savoia in coda) e mascherandole con il nastro Tamya prima di passare i colori della mimetica esterna.

I vani carrelli li ho dipinti con lo stesso grigio delle superfici inferiori mentre le gambe di forza dei carrelli e i cerchioni delle ruote in alluminio. Le pale delle eliche sono in nero opaco con terminali gialli e le tre bombe in metallo brunito. A colorazione ultimata ho messo le decals per le quali è meglio non utilizzare alcun liquido emolliente; ho riprodotto l’esemplare n. 6 visibile a pag. 147 del più volte citato numero di Aerofan utilizzando il numero 9 delle decals Special Hobby capovolgendolo. Da un foglio Tauro ho prelevato lo stemma di Casa Savoia.

Ho quindi aggiunto gli ultimi particolari come il ruotino fisso e i sostegni dei timoni di coda, il filo dell’antenna radio con nylon sottilissimo, un bel tocco di realismo. Poco invecchiamento in quanto dalle foto gli aerei veri appaiono abbastanza puliti.

In conclusione un modellino abbastanza interessante come il velivolo che riproduce!

  

In the course of the second world war the Italian industry supplied to the Regia Aeronautica a only good twin-engine fighter, the F.I.AT. CR. 25. For the rest, there was a series of prototypes (like Caproni 331, the Savoia Marchetti SM. 89.91 and 92, the Romeo Ro 58), and ill-famed Breda 88, and others two aircrafts succeeded to arrive to the production, CANSA FC.20 and the Romeo Ro.57, beetween with two F.I.A.T. a 74 RC.38 engines, not just a power champion, and uses in the summer of 1943. But if at least the prototype of the first came nearly employed in combat, the second did not have never this opportunity, also being produced in consistent (an always relatively to the Italian standards of the age...) exemplary number. In May 1939 made its appearance the prototype of the RO.57, that revealed performances from being able to place it to the height of the single-engine italian fighter like speed but, perhaps in order to have maintained the same armament (two 12,7 mm machine-guns ), without to have revealed particular dowries of autonomy did not come thought suitable for one production in series. After two years, the Regia Aeronautica remembered that the company manufacturer had developed the version "bis" of this aircraft, with the adoption of a window of tracking under the fuselage, a ventral attack for a bomb of 500 kg, two attacks for bombs of 50 kg and a two dive brakes under the wings... an increase in weight for the two motors that remained unchanged! In spite of the consequent decay of the performances they came very orders 200 exemplary of this twin-engine plane thought suitable not more to the employment like hunting but like assault plane . The history of the Ro.57 effectively produced and delivered to the Regia Aeronautica is very good described on issue 74, July-september 2000, of Aerofan the aeronautical history review published from Giorgio Apostolo (www.apostoloeditore.com) where we find many photos, also inedite, of this twin-engine plane, profiles in scale and in colors. During 2004, a company of Czech group MPM, the Special Hobby, has thought opportune to dedicate finally to R0.57 a good 1/72 plastic kit, cat. Nr. SH 72082. The cover of the box of the model is a design of the prototype in takeoff but the coloration of the same profile seems more that typical one than a C.200 of the first series, just that "poached egg" while the first copy of Ro.57 MM.407 more had one camouflage much vanished. However, the reproduction of the same MM.407, with the kit of the Special Hobby, is not just easy because the fouselage back and of the canopy are different from the series exemplary: behind the cockpit there were two transparent panels and the windshield and the mobile part of the canopy were of shape (and creed also of dimensions) different and it is not easy to reproduce these particular in scale... in the kit there are only pieces to realize the wheel of retraibile tail, its space (both in resin) and the panels of closing, typical of the prototype, to the end a help very little... Better then to go to the realization of a series aircraft also because, in this case, the shapes and the dimensions of the real aircraft are enough very reproduced without refuse that can be thought worthy of consideration. The kits is composed of two plastic trees with 44 pieces, canopy and window of tracking under the fuselage, a group of forty resin parts.

The sheet decals is for two exemplary of series and the prototype, but for these last, the wings insignia are not good because for the R0.57 MM 407 were with white background. Several the subjects have the contours very defined, the support film is thinnest and during application they will reveal an optimal adhesiveness to the superficial of the kit.

The panellings of the real aircraft are reproduced with enough fine recordings : their design follows the profiles publishes on the cited number of Aerofan. The separation of several pieces in plastic from the sprue must be carried with caution. Moreover some of they need to cleaned up from the residual of the extracting machines, also for closing the wings and the fuselage.

Many of the pieces in resin are dedicates to the reproduction of the pavement of the cockpit and of the engines: it is necessary only a little attention in more in order to freeing the two beautiful hoods motor from the residual one of the stamp. In the complex, also with one adapted coloration of several the particular, they can be thought suitable to the scope which they are assigned, especially if the canopy will left closed... However, for this zone, the dominant color to apply was the usual green of the italian aircrafts of these age (Humbrol n. 23). On the cylinders of the motors there is to saying that even if a few approximates, once inserted in the respective cowlings, the large ogives will mask them and to the end they can be acceptable.

During the construction of the kit, we must use a few of putty to eliminate the signs of the splices of two fuselages between of they and these with the of the wings; while the assemblage of the wings not create problems, the union of the gondolas of the undercarriages to the same se last ones does demands a few of putty. It is also better to open the four small sockets on the inferior wing where they will go inserted the legs of the main undercarriage.

Continuing in the construction of the model, must be opened on the forecastle the sockets for the insertion of the two fine resin pieces that reproduces the canes of the 12,7 mm machine-guns (attention, because the first 41 Ro 57 products had one single machine-gun) and of the pitot tube. For to 12,7 mm machine guns I have proceeded before digging the plastic with a mini drill and then filling up the two holes with putty; before still that this was made solid I have carved with the tip of a small x-acto knife the sockets of the two arms. It goes then evidenced that to the outside of the gondolas of the motors, in the side turned towards the pilot, there were two small panels with four instruments of the motors: in kit these particular they are not and also this makes to understand that the documentation used for its realization has been alone number 74 of Aerofan. In fact on this publication, the design of these panels has been yes brought back but without some indication: to the contrary on number 3/82 of the Notiziario di Plastimodellismo of the Club Modellismo Plastico Ravenna (C.M.P.R.) , an important italian modeller club, this important detail is brought back with much detail particular, that I have therefore reproduced on the kit with two small pieces of brass. The canopy does not create some problem for its lodging while the transparent piece that reproduces the window of tracking under the fuselage is a few more small of its lodging and has therefore need of a few of putty for being inserted.

The phase more problematic of the construction is the reproduction of the legs of aircraft, somewhat complicated and if then the instructions of kit the construction are followed comes still more difficult... Better would be to proceed with the documentation about Ro.57 in order to obviate to every problem! I have proceeded as following, premised like saying over, the opening of the four small sockets in order to insert the legs of the main undercarriage, so as to to give greater solidity to the structures interested. I have used unchanged two pieces nombers A 22 and A 23, but varying the final position on the same of the pieces nomber A 21, they are the shape of a Y: the single part of these goes inserted more in proximity of the wheel hub of pieces nombers A 22 and A 23; the bifurcate part instead goes always put in the lodgings previewed from the kit.

The finished single parts of pieces A 10 and A 11 are inserted nearly under that single part of the staples A 21 while I have inserted the branchs of pieces A10 and A 11 in such way that inner ended directly in the lodging gained before while those external more go towards the closing doors . To the end the result to obtain is what the wheels turn out like in the truth, placed more in ahead regarding the gondolas of the undercarriages and more perpendicular to the filters of the engines

I would use the Special Hobby kit to reproduce the prototype but for the difference of the kit with the real M.M 407, I have preferred to realize a Ro.57 bis in Verde oiva scuro 2/grigio azzurro chiaro 1 (Humbrol 92 and 121), in a configuration with complete armament, building all the particulars more peculiar of this version (anticipating therefore the Special Hobby that now produced the kit SH 72045 where it has inserted the same details...). With small pieces of brass I have realized the staple for the bomb from 500 kg under the fuselage (this and underwing bombs come from kit the 1/72 Supermodel of C.R.D.A. Cant. Z. 1007); with two rectangulars shape of brass of 11 milimeter for 4 milimeter, affecting with three horizontal lines, I have realized the aerobrakes, fixed near the outside of the gondolas of the undercarriages on which, after I have inserted two small striscette in order to reproduce the actuators of the same ones. The attacks of the two underwing bombs, are resorted from the Airform set (produced in years 70 from the roman store Modelmarket/Galleria Tuscolana) where there were these and other particular in order to enrich the first models of Italian aircrafts in scale the 1/72 (two kit Revell dedicates to the CR.42 and the C.200, that Airfix of the G.50).

The construction therefore is completed and before passing to the coloration I have cleaned up the model with a specific detergent for models of the Polly S, realizing therefore the zones that will be then remained in withe (wrap in fuselage and the cross of Savoia in tail) and masking them with the Tamiya tape before passing the colors of the camouflage.

I have painted the vain of undercarriages with the same gray of the superficial inferiors, the legs of the undercarriages in aluminum, the propellers in black with finish in yellow and the three bombs in burnished metal. For the decals is better to use not some emollient liquid: I have reproduced the Ro. 57 "red six" visible to pag. 147 of the more times cited number of Aerofan, using number 9 of decals the Special Hobby turning over it...

At last, I have added the fixed wheel and the supports of the tail rudders. No wheatering, because in the photos, true airplanes appears cleaned up. In conclusion a interesting model like the aircraft that reproduces!

 

Grazie al Gruppo MPM per il kit fornito.

Many thanks to all MPM Group for the review sample, specially to Alfred Riedl, Pavla Harazimowa and Petr Sobisek.