Lo scafo

 

Lo scafo ricalca gli schemi classici dei bastimenti liguri di metà ottocento: linee tozze, come si conviene ad una nave da carico, ma pulite, poche concessioni estetiche: una polena dai colori vivaci, un trofeo di bandiere sullo specchio di poppa, una pittura esterna di un bell'azzurro mare interrotta solo da una lunga banda bianca che mette in risalto una decina di finti sportelli di cannoni, pure azzurri: la prudenza non era mai troppa, in quell'epoca non era difficile imbattersi ancora nei pirati!

Dopo il capodibanda, una robusta tavola formava un innalzamento dell'impavesata, come a proteggere ulteriormente i marinai dai colpi di mare. Questa parte è dipinta di bianco.

Sul ponte vediamo, partendo da prua: un corto castello, utilissimo come base per i marinai ad armeggiare alle manovre sul bompresso e delle ancore; dopo l'argano salpancore c'era, sicuramente, un tambuccio per accedere all'alloggio equipaggio ed al pozzo catene; successivamente troviamo l'albero di trinchetto con le sue cavigliere, ed addossata a poppavia di esso, una piccola tuga che fungeva da cucina (fugon). Queste tughe, essendo generalmente strette ed alte, erano esposte ai colpi di mare, pertanto, si usava assicurarle con quattro tiranti d'acciaio e due staffe trasversali in ferro (o in trave di legno) che le serravano strettamente contro il ponte. Dietro la cucina c'era il boccaporto di carico, sul quale era sistemata la barcaccia su appositi sostegni abbattibili, detti morse. Un verricello di ferro era indispensabile per le operazioni di stivaggio e, tramite la caliorna ed i penzoli, per issare o alare la barca. Molto spesso per questi bastimenti, relativamente leggeri, venivano usati i pennoni bassi per manovrare carichi da stiva, applicando alle varee un paranco volante. Fra il boccaporto e l'albero maestro c'era sicuramente un altro tambuccio simile al primo, per accedere alla stiva. Sulla cavigliera dell'albero maestro era imperniata la pompa di sentina, secondo l'usanza. Era una pompa a manovelle, con due grandi volani. A poppavia dell'albero maestro, in corrispondenza del cassero, era situata la tuga, abbastanza ampia e ben illuminata da dei portelli protetti da persianine in legno sulle due fiancate, almeno uno de quali sul lato verso prua. Un osteriggio sul tetto assicuravano luce ed aria.

Addossate alla parete posteriore della tuga troviamo due panche, di uso comune sui velieri; esse fungevano anche da cassoncini per riporre attrezzi e cose da tenere a portata di mano: bandiere di segnalazione, sagole, cime, scandagli, solcometro, ecc. Le panche sono due per lasciare il posto, di mezzo, alla bussola che, non visibile nel quadro del Gavarone, sicuramente c'era, e quello era l'unico posto possibile.

Fra tuga e ruota del timone si trova un piccolo osteriggio esagonale sfinestrato, per dare luce ed aria agli alloggi di poppa che altrimenti non avrebbero nessun'altra apertura. La ruota del timone é del tipo a tamburo con supporti in ferro.