Giuseppe Garibaldi marinaio mercantile
Giuseppe Garibaldi fu, prima di ogni altra cosa, un Uomo di Mare e lo rimase per tutta la vita.
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Nel corso di tutta la sua esistenza, così intensa, sempre attinse esperienza ed assaporò momenti di serenità e di ritemperamento della vita di Mare. Intercalata alle sue imprese c'è sempre una parentesi di mare, quasi una necessità, un sollievo nel ritrovarsi tra la sua gente.
Garibaldi ripercorre la strada che è stata di tuttti i Capitani di Liguria; malgrado l'opposizione della madre che lo vorrebbe istruito e mercante, inizia giovanissimo i viaggi per mare con la tartana del padre Domenico, la "Santa Reparata". Sono viaggi di cabotaggio tra Nizza, Tolone, Marsiglia, Savona e Genova. Tra un viaggio e l'altro un po' di studio che gli permetterà di raggiungere il Certificato di Capitano di Seconda Classe.
Il suo primo imbarco risale al 29 gennaio 1823 sul Brigantino russo "Costanza". Sbarca il 28 luglio 1824 per imbarcarsi, l'11 novembre dello stesso anno, nuovamente sul "Santa Reparata".
Il 3 febbraio del 1826 imbarcò sul Brigantino "Il Giovanni Francesco" da cui sbarcò il 4 dicembre in Gibilterra; si presume quindi che abbia varcato le Colonne d'Ercole e navigato nell'Atlantico.
Il 5 gennaio 1827 imbarca sulla nave "Conte De Geneys", Capitano Galleano Giuseppe e sbarca quindi a Genova il 15 maggio.
Il 26 maggio imbarca sul Brigantino "San Giuseppe", Capitano Schiaffino N. e sbarca a Genova il 23 agosto 1827.
Il successivo imbarco lo fa, come Secondo, sul Brigantino "Cortese". Capitano ed Armatore Carlo Antonio Semeria con viaggi del Mar Nero. Garibaldi è ora Scrivano. Durante questo viaggio il "Cortese" venne assalito da pirati greci che spogliarono di ogni loro avere tutti i componenti dell'equipaggio, i quali riuscirono poi a caricare grano in Crimea; ma al ritorno Garibaldi si ammalò e dovette sbarcare a Costantinopoli il 24 agosto 1828.
Guarito, rimase per un po' di tempo in Turchia in attesa di un imbarco e sopravvisse adattandosi a fare molti mestieri, tra cui l'insegnante d'italiano.
Riuscì di nuovo ad imbarcare, sempre come Scrivano, sul Brigantino "Nostra Signora delle Grazie" del Capitano ed Armatore Antonio Casabona di Camogli.
All'arrivo a Genova, nel 1832, il Casabona sbarcò dovendo rimanere a terra a gestire la flotta e lasciò Giuseppe Garibaldi al comando del Brigantino con il compito di navigare verso il Mar Nero, con carichi di grano.
Il 24 febbraio 1832 imbarca come Secondo sul Brigantino "La Clorinda", Capitano Clary Simone.
Dopo alcuni viaggi, il 22 novembre 1833, Garibaldi sbarca per compiere il servizio militare e viene destinato a bordo della nave militare "Euridice" con il nome di guerra "Cleombroto".
Come appartenente alla "Giovine Italia" partecipò al tentativo di sollevazione della flotta organizzata da Mazzini; ma, fallito il tentativo, Garibaldi, assieme al suo amico Gaetano Fedriani fu costretto a fuggire il 4 febbraio 1834 a Marsiglia dove trovò asilo a bordo del Brigantino genovese "Assunta" del Capitano P. Carbone.
Frediani rimase a bordo e proseguì per Tunisi, mentre Garibaldi visse a Marsiglia e, per guadagnarsi da vivere, fece alcuni viaggi con destinazione Odessa sul barco "Unione" del Capitano Gazan, fino al settembre del 1853 quando s'imbarcò sul bastimento francese "Nautonier" diretto nel Sud America e precisamente a Rio de Janeiro.
In Brasile Garibaldi prese parte alla lotta per la libertà dello Stato del Rio Grande do Sul e fu in seguito nominato capitano del "Mazzini", barco armato con Patente di Corsa da parte del Governo del Rio Grande.
Poco tempo dopo il "Mazzini" affondò a seguito di un combattimento navale e Garibaldi passò a comandare la barca "Luisa".
Durante le lunga guerra combattuta per la libertà dello stato del Rio Grande prima e dell'Uruguay dopo, Giuseppe Garibaldi comandò, con alterne fortune, le navi e la flotta rivoluzionaria, non soltanto nel Lagoa dos Patos, ma anche sui grandi fiumi Rio de la Plata, Uruguay e Paranà. Eseguì numerosi colpi di mano, come quello avvenuto sul fiume Uruguay, della scuna "Virgen de Recco" dell'Armatore Recchese Antola.
La scuna era comandata dal Padrone Giovanni Beraldo di Recco, detto il "Me Giuvanin" e tutto l'equipaggio era pure di Recco. Impadronitosi del bastimento, Garibaldi fece rinchiudere nella stiva tutto l'equipaggio e diresse il barco verso il porto amico di Paysandù. Ma una improvvisa "pampadera", violentissimo vento della Pampa, mise a serio repentaglio il bastimento anche a motivo della scarsa capacità marinara dell'improvvisato equipaggio uruguayano.
Garibaldi invitò allora i marinai recchesi ad uscire dalla stiva e a darsi da fare per salvare il bastimento. Ma Padron Beraldo gli rispose che mai e poi mai avrebbe fatto aiutare coloro che con un atto di pirateria avevano, non solo sequestrato il barco e il carico, ma anche la loro paccottiglia personale rovinandoli completamente. Garibaldi rispose che non sapeva nulla della paccottiglia e promise che l'avrebbe fatta rispettare; come al solito mantenne la promessa e la scuna fu portata in salvo.
Terminata l'avventura sud americana Garibaldi decide di tornare in Italia ed imbarca assieme a 78 suoi legionari sul Brigantino "Bifronte" dell'Armatore Gaetano Gazzolo di Nervi. Il Brigantino parte da Montevideo il 15 Aprile 1848 e fa rotta per l'Italia arrivando a Genova il 23 giugno 1848.
Durante il viaggio al Brigantino viene cambiato il nome in "La Speranza". Dopo i noti avvenimenti della Repubblica Romana e della fuga in Romagna, Garibaldi è costretto ad espatriare a New York.
Anche durante il suo esilio negli Stati Uniti Garibaldi cambiò molti mestieri, ma sempre con scarso risultato. Gli amici italiani allora pensarono di trovargli una nave sulla quale poterlo imbarcare come Comandante.
L'armatore De Negri, di chiara provenienza camogliese, acquista negli Stati Uniti un Brigantino a palo e lo chiama "Carmen", lo iscrive nel compartimento di Callao sotto la bandiera peruviana e lo affida a Garibaldi il quale imbarca come Comandante il 31 ottobre 1851.
Dopo aver fatto un viaggio per le isole, il 10 gennaio 1852 parte carico di guano destinato alla Cina, arrivando a Canton dopo una navigazione di 93 giorni.
Ma mentre a bordo, come uomo di mare, Garibaldi si trova a perfetto suo agio, non fu mai un buon commerciante. Per completare la vendita del guano rimane nei porti cinesi oltre sei mesi prima di riuscire a tornare a Callao!
Rientra in Perù il 24 gennaio 1853 dopo un viaggio fortunoso e complicato, toccando i porti dell'Australia e della Tasmania molto al di fuori della rotta che avrebbe dovuto percorrere.
Il viaggio successivo fu più normale; infatti si sposta a Valparaiso per caricare lingotti di rame ed altra merce con destinazione Boston. Effettua una navigazione regolare e, pur dovendo doppiare il terribile Capo Horn, arriva a Boston il 6 settembre 1853.
Il lungo periodo al comando del "Carmen" non si rivelò economicamente proficuo, tanto che il bilancio si chiuse con una grossa perdita, perdita che venne regolata dopo molto tempo e con molto fastidio da entrambe le parti, restando però sempre accettata la buona fede e l'onesta di Garibaldi.
Nel frattempo le notizie dall'Italia si facevano sempre più interessanti e confortanti e a New York tutti pensavano di tornare in Patria.
Gli amici pensarono di mettere a disposizione di Garibaldi una nave per il ritorno. Venne cosi acquistato dagli Armatori Fratelli Casaretto, altro cognome ligure, un bastimento di 1.100 Tonn. che venne chiamato "Commonwealt" che parti al comando di Garibaldi con un carico di grano e di farina all'ordine della casa Andersen di Londra il 16 gennaio 1854.
Pur essendo un viaggio commerciale con carico a bordo è evidente l'implicazione propagandistica intesa a dar risalto all'ideale di un'Italia commercialmente autonoma e, conseguentemente libera ed unita.
Il "Commonwealt" arriva infatti a Londra l'11 febbraio 1854. Impiega solo 26 giorni nella traversata che, dato il periodo invernale, può essere considerata assai celere e tale da mettere in evidenza le qualità marinare del Capitano.
Dopo Londra il bastimento si sposta a Tynemouth per imbarcare un carico di carbone. Il carbone era il carico usuale che imbarcavano tutti i bastimenti per tornare, dopo una lunga campagna, in Patria.
Parte dal Tyne il 12 aprile, ma fa una ulteriore toccatina a Londra per salutare i numerosi amici e giunge finalmente a Genova il 7 maggio 1854.
A Genova il barco viene ribattezzato "Liguria" e dopo Garibaldi fu comandanto dal Capitano Antonio Figari di Camogli.
Ma i tempi non sono ancora maturi e l'Eroe torna a navigare.
Fra l'altro ha messo gli occhi sopra l'isola di Caprera il cui proprietario, l'inglese Collins, è disponibile alla vendita.
Non appena in possesso del Certificato di Capitano di Prima Classe, imbarca sul vapore a elica "Salvatore". Viaggia per un po' di tempo in cabotaggio riuscendo a guadagnare quei capitali che, uniti all'eredità del fratello Michele, gli permettono di comprare l'isola su cui aiutato dai figli, comincia a costruire la sua casa.
Nel 1858, ormai sistemato a Caprera, ottiene in regalo dalla sua amica ed ammiratrice Emma Roberts un cotre di 42 Tonn. a cui mette il nome "Emma" e col quale naviga a più riprese tra l'isola e il continente, sia per i suoi spostamenti che per guadagnare qualche nolo. Anzi, una volta portò da Genova alla Maddalena i pezzi di un piccolo ponte metallico per conto del "Genio Militare" ricavandone tra nolo e cappa la somma di Lire 311 ,22.
Nel 1859 questo barco naufraga e va a fondo.
In verità Garibaldi aveva già posseduto tempo prima un altro cotre che si chiamava "Patria", costruito a Voltri e di circa 100 tonn. Anche questo lo aveva chiamato "Emma", ma carico di calce viva in barili aveva fatto naufragio nelle Bocche di Bonifacio, incagliandosi sulle rocce di Caprera.
L'equipaggio si salvò prendendo terra sull'isola; e quella era stata la prima volta che Garibaldi aveva messo piede su quella che doveva diventare poi la sua isola.
Poi venne l'impresa dei Mille e le mille altre imprese.
Garibaldi non imbarcò mai più al comando di una nave mercantile. Comandò, in verità, il "Piemonte" proprio nell'impresa dei Mille; fu però un comando militare, da Generale e nessuno infatti lo chiamò mai, durante il viaggio, Capitano.
Dal suo primo comando su una nave di Camogli è passato molto tempo; Garibaldi è diventato famoso, è diventato l'Eroe dei due Mondi; ha avuto ai suoi piedi molte persone importanti, avrebbe potuto ottenere tutto ciò che voleva; ha dato a tutti un esempio grandioso; si è ritirato nella sua amata isola di fronte al cielo e al mare. Ha preso come tangente un semplice sacco di sementi!