L’Artiglio

 Modello R/C in sc. 1:35 di Sergio Locatelli di Fano

   

 

  L'Artiglio fu costruito a Glasgow nel 1906 con il nome di Macbeth, poi Ideale.

Era lunga 46,85 metri e larga 7,01 metri, con un pescaggio di 3,40 metri; stazzava 283,73 tonnellate ed era dotata di un motore a vapore a triplice espansione che erogava 650 hp.

Era la nave ammiraglia di una piccola flotta di cui facevano parte anche le unità Rostro, Raffio e Arpione, ed era adibita al recupero di navi affondate prevalentemente durante la Prima Guerra Mondiale e, successivamente, nella Seconda Guerra Mondiale.

Tutto cominciò con l'incontro di Alberto Gianni, palombaro già famoso, inventore della camera di decompressione e della torretta butoscopica, quest'ultima determinante per i recuperi ad alta profondità, allora ancora troppo rischiosi per i palombari dotati delle classiche attrezzature, con Giovanni Quaglia, fondatore ed amministratore della SO.RI.MA., Società di Ricuperi Marittimi, impiantata a Genova, che affidò a Gianni il compito di attrezzare le navi Artiglio, Rostro, Raffio e Arpione.
Con il Gianni entrarono nella società i palombari Aristide Franceschi, Alberto Bargellini, Mario Raffaelli, Raffaello Mancini, i fratelli Fortunato e Donato Sodini, Giovanni Lenci e Carlo Domenici.

Con questa schiera di "predatori" nasceva la nuova era delle grandi imprese negli abissi marini.

 

 

La nave Artiglio assurse con grande clamore alle cronache internazionali del tempo per essere stata inviata, su incarico dei Lloyd's di Londra, nell'oceano Atlantico, al largo del Mare di Brest, alla ricerca della nave inglese Egypt a seguito dei numerosi clamorosi fallimenti di altre importanti società di recuperi Inglesi ed Olandesi.

La Egypt, costruita a Greenock nel 1897, era lunga 152 metri e larga 16,50 metri con una stazza lorda di 7941 tonnellate.

 

 

Il 20 maggio 1922, all’imbocco della Manica, in seguito ad una collisione con il piroscafo francese Seyne, affondò con tutto il suo preziosissimo carico … 5 tonnellate e mezzo di oro e 43 tonnellate d’argento, per un valore di 5 milioni e mezzo di dollari di allora.

Avendo acquisito la ricca commessa, l'Artiglio ed il Rostro si recarono sul posto e, dopo attenti studi, numerosi rilevamenti ed aver scandagliato molte miglia di mare riuscirono ad individuare il 29 agosto 1930 ad una profondità di circa 130 metri il relitto dell'Egypt.

Il maltempo invernale obbligò, però, a rinviarne il recupero alla primavera successiva.

 

 

Allora l'Artiglio fu inviato a Saint-Nazaire per demolire la carcassa del Florence, affondato nel 1917, che giaceva, con un carico di 150 tonnellate tra esplosivo e munizioni, a 16 metri di profondità, ostacolando l'ingresso della baia.

Lo smantellamento, che iniziò il 4 ottobre, era pericolosissimo e consisteva nel far esplodere cariche per aprire un varco nella stiva della nave. I palombari sistemavano le cariche, fatte poi brillare tramite contatto elettrico dall'Artiglio, ad una distanza di sicurezza.

Passavano i giorni ed il Florence restava da demolire, nonostante aumentassero le cariche e diminuisse la lunghezza del cavo elettrico. Intanto si avvicinava il Natale e cresceva la voglia di ritornare a casa.

Il 25 novembre 1930, Gianni scrisse alla moglie: "Qua i temporali si rincorrono uno dietro l'altro senza farci più mettere il muso fuori del porto. Questo stato di cose l'ho comunicato alla Sorima e al Comm. Quaglia, che sono certo prenderà provvedimenti, ci farà certamente rientrare in Brest per il disarmo e quindi spero venire presto a Viareggio".

Ma il Quaglia, alle richieste del Gianni, rispondeva: "Se vi interessa passare le feste a casa, dovete spicciarvi".

 

 

Il lavoro si intensificò con una conseguente perdita della necessaria concentrazione richiesta da simili operazioni.

La domenica del 7 dicembre, dopo aver piazzato le cariche, l' Artiglio si portò, per un fatale errore di valutazione ad una distanza di sicurezza di soli 160 metri.

Il Gianni ordinò: "Dinamo!".

Con un boato spaventoso si sollevò una colonna d'acqua e di ferro: a seguito dell'azione di una carica demolitrice, l’intero carico del Florence, immerso da più di 13 anni e ritenuto non più reattivo, esplose.

L' Artiglio ed il Florence non esistevano più …

In questo tragico incidente morirono 12 membri dell'equipaggio, tra cui i palombari Alberto Gianni, Aristide Franceschi e Alberto Bargellini.

Si pensò che mai più si sarebbe parlato del recupero dell’Egypt.

 

Il modello in navigazione

 

Ma altri palombari cresciuti alla scuola del Gianni erano pronti a portare avanti l'impresa.
Nel 1931 la So.Ri.Ma. acquistò un'altra nave che chiamò ancora Artiglio.

Riprese il lavoro dove lo aveva lasciato la nave precedente e nel 1933, con un'impresa che sa di leggenda, furono recuperate 6 tonnellate e mezzo d'oro e 44 di argento, qualche tonnellata in più di quanto denunciato all'assicurazione.

 

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